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La realtà aumentata approda su Messenger e Instagram

by 10:41

Dopo la burrascosa querelle Cambridge Analytica, Facebook torna a pensare al futuro. Nella due giorni di F8, l'evento annuale dedicato agli sviluppatori, sono state annunciate diverse novità che faranno la differenza nei prossimi anni. Oltre alla chiacchieratissima scelta di lanciare Dating, un'app di incontri, ciò che desta molta curiosità è l'introduzione della realtà aumentata all'interno di Messenger ed Instagram.


  • Quali saranno i benefici di questa scelta?
    L'AR si dimostra ancora una volta lo strumento ideale per accrescere quello che è il proprio bacino d'utenza. Se infatti qualcuno aveva ancora qualche dubbio sul suo utilizzo è stato prontamente smentito dalla F blu che certifica quella che appare essere la realtà pronta a conquistare la quotidianità di tutti noi.
  • Come funzionerà?
    La semplicità è alla base del suo successo. Per far "spuntare" la realtà aumentata basterà utilizzare la fotocamera del vostro smartphone all'interno dell'app Messenger. Questo consentirà la visualizzazione di oggetti in 3D. Un nuovo modo di comunicare con i propri clienti per quei brand che vedono nell'innovazione la chiave giusta per fidelizzare sempre più gli internauti.
  • L'utilizzo                                                                                                                                       Al momento questa funzione, lanciata in beta chiusa, è aperta solo ad alcuni brand. Ognuno di essi ha usufruito della realtà aumentata in maniera differente. Sephora, ad esempio, ha sfruttato questa implementazione per regalare ai propri clienti un'anteprima dei loro prodotti sul volto. L'arcinota Nike ha invece approfittato dell'introduzione dell'AR per lanciare in grande stile sul mercato un nuovo paio di sneakers. Aziende come Kia danno l'opportunità di personalizzare quella che è l'ultima automobile messa in commercio. Infine ASUS sceglie di far vivere all'utente l'esperienza dell'unboxing consentendo di scoprire quelle che sono le funzionalità dello smartphone.



  • Assistente M
    Quante volte avete trovato difficoltà nel riuscire a comunicare con il rivenditore? Bene, David Marcus il numero uno di Messenger, ha pensato anche a questo. Sarà infatti possibile sempre muovendosi all'interno dell'applicazione optare per l'assistente M che tradurrà il testo nella vostra lingua. 
In pratica l'abbinamento tra AR e Messenger appare essere un binomio vincente, ma le novità non terminano di certo qui. Molte critiche negli ultimi anni si erano focalizzate sulla poca fluidità e la pesantezza dell'app. Ebbene il CEO ed amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, garantisce una vera e propria rivoluzione. Messenger oltre al colore bianco sarà disponibile anche in "tema dark", ma la notizia positiva riguarderà il suo utilizzo: più veloce e leggero, come tutti volevano fin dal suo principio.

Chi invece gode sempre di più consensi è senza dubbio Instagram. Nonostante il suo boom però ci sono sempre migliorie da apportare. E quelle annunciate nel F8 fanno davvero ben sperare, specie per la categoria Stories...
  • Esplora                                                                                                                                          Sarà molto più semplice accedere a questa sezione: basterà scorrere il dito sulla destra per poter osservare canali, hashtag e profili più interessanti presenti sul social.
  • Video Chat
    Questa novità disponibile non nell'immediato, permetterà di poter videochiamare i vostri contatti direttamente dalla pagina Direct ed in simultanea con più persone contemporaneamente. Il tutto non influirà sulla navigazione: nello stesso tempo potrete infatti muovermi liberamente all'interno di Instagram.
  • Stories
    Ebbene sì. Anche le Instagram Stories subiranno modifiche. Il primo passo effettuato è quello di aprire questa opzione alle terze parti. Esempio? Addio a quei fastidiosi screenshot su Spotify. Adesso basterà cliccare sul tasto Condividi per far conoscere ai vostri followers cosa state ascoltando. Stesso discorso per le clip realizzate con la vostra GoPro.
    Rullo di tamburi... siete pronti? L'AR sbarca anche qui.
    Sarà infatti possibile condividere momenti della vostra giornata con filtri in realtà aumentata, mentre i brand potranno crearne dei propri.


Insomma che l'Augmented Reality sia la chiave del successo per il futuro sembra ormai assodato. Che diventi alla portata di tutti con l'uso di Facebook ed Instagram un piacevole evolversi dei tempi.
Netminds è consolidata ormai da decenni nel settore, con lo sviluppo di applicazioni VR ed AR volte alla crescita della tua azienda.
E tu cosa aspetti? Contattaci per maggiori informazioni compilando questo form! ;-) 

GDPR - Cosa c’è da sapere per farsi trovare pronti entro 25 maggio!

by 12:58

Innanzitutto chiariamo, per chi ancora non lo sapesse, cos’è il GDPR e per cosa sta questa sigla. Si tratta del Regolamento UE 2016/679, noto appunto come General Data Protection Regulation (GDPR), relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE.



Parliamo, quindi, di un Regolamento del Parlamento Europeo applicabile a tutti gli Stati membri, emanato ad Aprile 2016 e che diverrà operativo a decorrere dal 25 Maggio 2018, data nella quale verrà per l’appunto abrogata la precedente direttiva.



La nuova normativa ha, pertanto, messo a disposizione circa 2 anni per adeguarsi al nuovo Regolamento, ma in quanti ora a meno di un mese dalla sua entrata in vigore si trovano ancora impreparati?

Allora cerchiamo di capire in primis di cosa stiamo parlando, chi riguarderà questo Regolamento, quali principi introduce e quali obiettivi si pone.

Definizioni

  • Dati personali
  • Dati sensibili
  • Dati giudiziari
  • Trattamento


Dati personali: qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile, cioè che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento ad un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale.

Dati sensibili: sono quei dati idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché dati personali idonei a rivelare stato di salute e vita sessuale.

Dati giudiziari: dati idonei a rivelare provvedimenti in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o la qualità di imputato o di indagato ai sensi del codice di procedura penale.

Trattamento: qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insieme di dati personali, come la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione.

Meglio se il vostro PDO non sia Elliot Alderson, protagonista di Mr Robot
Soggetti coinvolti

  • Data Controller
  • Data Processor
  • Data Protection Officier (DPO)
  • Amministratore di sistema
  • Incaricato al trattamento dei dati personali


2Data Controller: è il Titolare del trattamento dei dati personali, può essere una persona fisica o giuridica, autorità pubblica, servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e le modalità del trattamento dei dati. Ha titolarità dei dati."

Data Processor: è il Responsabile del trattamento dei dati personali, persona fisica o giuridica, autorità pubblica, servizio o altro organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento. Non ha titolarità dei dati.

Data Protection Officier (DPO): questa è una figura obbligatoria per alcuni business e nella PA (Pubblica Amministrazione). Il Responsabile della protezione dei dati è incaricato di assicurare una gestione corretta dei dati personali nelle imprese e negli enti. Questa figura riferisce direttamente al vertice, ma è indipendente e non riceve istruzioni per quanto riguarda l’esecuzione dei compiti.

Amministratore di sistema: è una figura professionale il cui fine è la gestione e la manutenzione di un impianto di elaborazione e delle sue componenti.

Incaricato al trattamento dei dati personali: sono incaricati che operano sotto la diretta autorità del Data Controller o del Data Processor, attenendosi alle istruzioni che gli sono state impartite.

Principi introdotti dal GDPR

  • Armonizzazione
  • Trattamenti oltre i confini
  • Consenso
  • Maggior controllo
  • Governance
  • Trasparenza
  • Data breach
  • Diritto all’oblio
  • Responsabile della protezione dei Dati
  • Valutazione di impatto sulla privacy (PIA)
  • Portabilità dei Dati
  • One-stop-shop
  • Protezione dei Dati


Armonizzazione: imporre le stesse regole per tutti gli Stati Membri dell’UE. Questo è uno degli obiettivi primari del GDPR, volendo appunto uniformare a livello europeo le diverse normative nazionali vigenti in materia del Trattamento dei Dati.

Trattamenti oltre i confini: è una diretta conseguenza dell’armonizzazione, ma estende ulteriormente la protezione dei dati personali in riferimenti ai cittadini dell’UE. Questo perché il GDPR vale per tutte le organizzazione situate all’interno dell’UE che trattano dati personali di cittadini UE e non, ma come detto estende questo regolamento anche a tutte le organizzazioni extra-UE che trattano i dati personali di cittadini UE.

Consenso: deve essere “esplicito”. Si parla appunto di consenso attivo dell’interessato, per supportare le legittime finalità dello stesso. Anche prima dell’introduzione del GDPR, in effetti, non era ammesso il consenso tacito o presunto (ad es. le caselle pre-spuntate di un modulo), ma con l’introduzione del GDPR il Data Controller dovrà essere in grado di dimostrare che l’interessato ha prestato il consenso a uno specifico trattamento. Inoltre il consenso dei minori è valido a partire dai 16 anni (derogabile da normative nazionali che possono abbassarlo fino al limite dei 13 anni), prima di tale limite di età sarà necessario il consenso dei genitori o chi ne fa le veci.

Maggior controllo: si esplicita in sanzioni più pesanti. Il GDPR ha introdotto infatti sull’inosservanza delle disposizioni sanzioni amministrative pecuniarie che vanno dal 2% al 4% dei ricavi annuali di una società (fino ad un limite massimo di 20 milioni).

Governance: viene imposta una maggiore responsabilità per le organizzazioni, infatti il titolare ed il responsabile del trattamento, devono attuare e garantire che i requisiti siano adottati e rispettati tanto all’interno della propria organizzazione ma anche da eventuali sub-appaltatori (es. Amministratore di sistema esterno).

Trasparenza: le informative sulla privacy devono contenere informazioni molto più dettagliate. In particolare: quali sono i diritti dell’interessato, le finalità del trattamento, le modalità del trattamento (conservazione, comunicazione, ecc.) e i recapiti dell’organizzazione attraverso cui l’interessato può esercitare i propri diritti.

Data breach: sono casi in cui si è avuta una perdita dei dati dovuta al manifestarsi di eventi negativi. Il GDPR impone delle precise regole sulla notifica di questi eventi. Sostanzialmente l’organizzazione titolare del trattamento dei dati personali è tenuta ad inviare sia agli interessati che all’Autorità di controllo (Garante Privacy), entro un intervallo di tempo stabilito, una comunicazione contenente informazioni sull’evento verificatosi, sui dati intaccati, sulle possibili conseguenze e sulle misure prese in risposta all’evento.

Diritto all’oblio: è probabilmente la maggiore novità introdotta dai principi del GDPR. Si tratta della richiesta di cancellazione dei dati personali rivolta ad un titolare che li abbia resi pubblici il quale è obbligato a trasmetterla a tutti coloro ai quali ne ha concesso l’utilizzo.
Quindi sostanzialmente chi tratta i dati è tenuto ad eliminarli se il trattamento non è più legittimo. Ciò comporta anche che una volta scaduti i termini stabiliti dal contratto/nomina tra l’interessato e l’organizzazione, quest’ultima non è più tenuta a trattare i dati dell’interessato (compreso quindi la loro conservazione e la comunicazione degli stessi).

Responsabile della protezione dei Dati: questa è una figura che abbiamo già visto all’inizio quando abbiamo parlato delle figure che il GDPR coinvolge, trattasi quindi del DPO (Data Protection Officer), in italiano appunto Responsabile della protezione dei Dati (RPD) che fa da trait d’union tra le organizzazioni e l’autorità di controllo, ed è obbligatorio ogniqualvolta:

  • il trattamento è effettuato da un’autorità pubblica o da un organismo pubblico;
  • i trattamenti richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala;
  • Siano effettuati trattamenti, su larga scala, di categorie particolari di dati personali (dati sensibili o giudiziari).


Valutazione di impatto sulla privacy (PIA): quando un tipo di trattamento può presentare un rischio elevato per i diritti e la libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento effettua, prima di procedere al trattamento, una valutazione dell’impatto dei trattamenti previsti sulla protezione dei dati personali.

Portabilità dei Dati: è il diritto a poter trasferire i propri dati personali da un titolare del trattamento ad un altro, ovviamente sotto sua indicazione. La norma fa eccezione nei casi in cui si tratta di dati contenuti in archivi di interesse pubblico, come ad esempio le anagrafi. In questo caso il diritto non potrà essere esercitato, così come è vietato il trasferimento di dati personali verso Paesi extra Ue o organizzazioni internazionali che non rispondono agli standard di sicurezza in materia di tutela.

One-stop-shop: è stato introdotto sostanzialmente quello che potremmo definire lo sportello unico, cioè un’autorità di Controllo univoca in ogni Stato membro UE. Questo per risolvere eventuali difficoltà e per semplificare la gestione dei trattamenti garantendo un approccio uniforme. Le imprese che operano in più Stati UE potranno rivolgersi al Garante Privacy del Paese dove hanno la loro sede principale.

Protezione dei Dati: sono misure a protezione dei dati personali che dovranno essere previste in tutte le fasi operative, i dati personali dovranno essere trattati nella misura minima strettamente necessaria per l’esecuzione delle attività previste.

[Fonte: Altea Federation]

Obiettivi del GDPR
Il GDPR nasce dall’esigenza di dare maggior protezione ai dati personali in virtù soprattutto dei maggior “pericoli” che il nuovo contesto sociale e tecnologico ci porta ad affrontare.
Infatti possiamo individuare come uno dei primari obiettivi del GDPR quello di adeguare la precedente normativa sul trattamento dei dati personali, proprio al contesto tecnologico attuale, con riferimento ai rischi legati alla rete informatica ed alla circolazione dei dati che questa ha scatenato.

Sotto gli occhi di tutti noi oggi c’è il recente scandalo che ha coinvolto Mark Zuckerberg ed il suo Facebook per mano di Cambridge Analytica (ne parliamo in questo articolo), in realtà il GDPR non nasce in risposta a questo caso specifico, ma è, come abbiamo ricordato in apertura, un provvedimento legiferato ormai 2 anni fa,  quanto mai profetico se si immagina il trend ed il rischio che i dati personali di noi tutti corrono oggigiorno sul filo della rete internet.



Altro obiettivo prefissato dalla UE con l’emissione del GDPR è quello di unificare la normativa proprio a livello europeo in tutti gli Stati membri e per tutti i cittadini degli stessi, infatti gli obiettivi fin qui visti passano per il non secondario obiettivo di fortificare i diritti delle persone. Vengono, infatti, poste le basi affinché i dati personali siano raccolti e gestiti solo nei casi e negli ambiti davvero necessari e non in ultimo, sempre protetti con adeguati sistemi di sicurezza.

Bene, siamo giunti, dopo tante parole, termini e definizioni, alla conclusione di quest’articolo, che tratta un argomento vasto e meritevole di spazio necessario per approfondirne ogni aspetto.
Purtroppo il nostro tempo a disposizione è terminato ;-),  ma se rientri tra chi ancora non si è posto il problema di adeguarsi al GDPR o se necessiti di ulteriori informazioni per capire meglio cosa fare o di quali consulenze avvalersi per destreggiarsi in questa nuova rivoluzione riguardante il trattamento dei dati personali (che, chi bazzica sul web, sa quanto sia delicato e spinoso), restiamo a disposizione con il form sottostante, attraverso il quale potrete esporci tutti i vostri dubbi o eventuali domande al riguardo!


Adesso è proprio tutto, vi diamo appuntamento al prossimo approfondimento!

In Italia sbarca Google Home: il primo assistente vocale

by 10:58

In principio fu Amazon Echo nel 2014, poi Google Home ed infine HomePod. Questo l'ordine di apparizione sui mercati dei primi vocal assistant. Il tutto ovviamente è sempre stato circoscritto agli Stati Uniti e a poche altre nazioni. Questo prima del 27 marzo, quando Google Home ha fatto il suo esordio sul mercato italiano...

Una data per certi versi storica. Google è la prima ad arrivare in Italia con questo dispositivo, anticipando nettamente i rivali Amazon ed Apple. E le parole di Souver Kothari, vice presidente di big G, spiegano il perché di questa tempistica"L’Italia è il settimo Paese nel quale esce Google Home. Sappiamo cosa gli italiani chiedono al nostro motore di ricerca sul web, abbiamo fatto esperienza e per questo siamo i primi ad esser riusciti a lanciare un prodotto del genere in italiano"
E gli italiani appaiono anche entusiasti di fronte a questa novità. Come svelato da un sondaggio effettuato da Find in collaborazione con Duepuntozero Doxa, 3 internauti su 4 sarebbero interessati al suo acquisto.
Ma la prima domanda che sorge spontanea è la seguente: quali sono le funzioni di Google Home?





Per il quotidiano
Dalla sveglia, al ricordare tutti gli appuntamenti presenti sulla rubrica. Dalla situazione metereologica a quella del traffico sui percorsi che abitualmente percorrete. Ma il vostro assistente vocale potrà darvi una grossa mano anche con l’alimentazione. Saprà infatti informarvi di quante calorie è composto quel determinato prodotto e assistervi passo passo nella fase di preparazione ad un piatto, servendosi di GialloZafferano.

Multimedia
L’intelligenza artificiale del quale è dotato permetterà di comprendere i vostri comandi vocali (è predisposto per riconoscere fino a 5 voci differenti). Con un semplice comando diventeranno riproduttori musicali utilizzando il vostro account Spotify o Google Play. Avete voglia di guardare la vostra serie tv preferita? Basterà comunicarlo a Google Home che la riprodurrà sul vostro Smart Tv su Netflix o YouTube

Domotica
Questo è forse il lato più interessante che riguarda questi vocal assistant. Sono infatti in grado di controllare tutti i dispositivi presenti in casa che dispongono di Intelligenza Artificiale. Non solo dunque Smart Tv, ma anche lampadine e termostato smart. Un vero e proprio assist per la domotica che così fa passi enormi in avanti.


Questa la versione Mini
Per questi e tanti altri motivi questi nuovi dispositivi sembrano essere pronti a diventare il prossimo fiore all’occhiello delle grandi multinazionali. Sono disponibili due versioni: il Mini che costerà intorno ai 59 euro ed il Google Home che partirà da una cifra di 159 euro. Il successo preannunciato dei vocal assistant è da riscontrare nel nuovo modo di ricercare sul web da parte degli internauti. Le esperienze voice driven rappresentano infatti il futuro e le previsioni degli Smart Speaker sono mostruose: 3 miliardi di profitti entro il 2021

Cambridge Analytica: o meglio come rompere Facebook e privacy

by 12:22

Il caso Cambridge Analytica ha letteralmente alzato un polverone che sta facendo tremare Facebook ma non solo. Se dapprima infatti l’evento sembrava potesse essere confinato agli Stati Uniti, con le varie novità che stanno circolando negli ultimi giorni, il tutto sta assumendo invece dimensioni globali. Tutti dovrebbero iniziarsi a porre qualche domanda su quelli che sono i dati che la rete raccoglie ed è per questo che analizziamo quella che è la vicenda passo dopo passo, senza tralasciare nessun aspetto del caso.




Partiamo dal principio
Cos’è Cambridge Analytica?
Una società di consulenza specializzata che riesce a catturare dalla rete un’enorme mole di dati ed informazioni. Nata nel 2013 grazie a Robert Mercer, miliardario con idee molto conservatrici, lo scopo di Cambridge Analytica è quello di raccogliere il più dati possibile per ottenere un profilo sempre più preciso di ogni utente. Il che si traduce in?
Contenuti sul web personalizzati, come ad esempio le pubblicità che già sono a conoscenza degli oggetti desiderati. Ma non solo…


Dai Pentagon Papers a Cambridge Analytica è un attimo
Il coinvolgimento 
Facebook, galeotta fu un’app
Avete presente il film The Post candidato agli ultimi Oscar? Ecco, anche in questo caso siamo di fronte ad una rivelazione epocale. Questa volta non è il Washington Post a far aprire gli occhi, bensì un’inchiesta congiunta di New York Times, Guardian ed Observer.
Cosa ha scaturito questo vero e proprio scossone? Il tutto ha inizio nel 2014 quando Aleksandr Kogan, un ricercatore universitario di Cambridge lancia l’applicazione “Thisisyourdigitallife”. Scaricandola, prometteva agli utenti di realizzare un profilo psicologico, semplicemente utilizzando quelli che erano i dati ed il comportamento sulla rete. Per registrarsi bastava effettuare il Login Facebook, senza dunque richiesta di email e nuova password.
Tutto lecito, direte voi, nulla di differente rispetto alle altre applicazioni. Vero, infatti l’inghippo si presenta quando successivamente Kogan ha condiviso questi dati proprio con Cambridge Analytica. Facebook infatti vieta di cedere questo tipo di informazioni a terze parti, pena sospensione dell’account dal social.
Di cosa viene accusato Facebook? Il ban sarebbe arrivato tardivamente. Secondo la fonte del Guardian, Christopher Wilye, fu proprio Cambridge Analytica ad autodenunciarsi a Facebook che dunque sarebbe stata a conoscenza dei fatti da almeno due anni. La sanzione dunque avviene con enorme ritardo, essendo stata emessa solo lo scorso marzo, a seguito dell'imminente pubblicazione di lì a poco dell'inchiesta dei vari quotidiani...

Donald Trump e Michael Flynn ai tempi della campagna elettorale nel 2016
Entra in campo la Politica
Donald Trump ed il Russiagate
Nell'estate del 2016 l'attuale presidente degli Stati Uniti incaricò proprio Cambridge Analytica di gestire la raccolta dati per la campagna elettorale. L’organizzazione è risultata capillare e interveniva soprattutto nei momenti topici, come ad esempio nei momenti di dibattito di Trump e Hilary Clinton. Diversi bot generati appositamente per diffondere numerose fake news al fine di screditare il proprio avversario politico. La Russia invece entra in gioco a causa di Michael Flynn, ex consigliere della sicurezza nazionale di Trump, che avrebbe allacciato rapporti con i sovietici per interferire con i risultati delle elezioni.
Se tutto questo potrebbe risultarvi ancora troppo lontano da noi, ci sono due notizie a cui forse dovreste dare un'occhiata, perché pare che anche durante la campagna della Brexit sia stata attuata la medesima operazione. E' lo stesso Wilye, infatti, che  intervistato da La Repubblica ammette come Cambridge Analytica ha lavorato anche per un partito italiano… paura eh?


Gli effetti di Cambridge Analytica
Zuckerberg convocato al Congresso
Dopo aver rifiutato più volte l’invito a presentarsi al Parlamento britannico, il ceo di Facebook ha accettato invece di testimoniare davanti al Congresso americano.  Un dibattito per cercare di comprendere quale sia la strada giusta da intraprendere affinché i dati dei vari internauti non siano compromessi. Ed il confronto in quel di Washington per Zuckerberg non poteva rivelarsi arma migliore per il titolo del social network che ha guadagnato il 4,5% in borsa, il miglior risultato degli ultimi due anni. Sintomo che la fiducia nei confronti del proprietario di Facebook, nonostante la falla che ha coinvolto circa 87 milioni di utenti, sia ormai incondizionata.


KO? Macchè! Questo è il primo round…
La vicenda però non termina affatto qui, anzi la sensazione è che tutto questo sia solo la punta di un iceberg.
Nonostante le rassicurazioni e le prime modifiche effettuate da Facebook, infatti, si ha la netta sensazione che c’è bisogno di una regolamentazione e di leggi ad hoc per evitare nuovi casi del genere.
Perché “siamo responsabili per i contenuti, ma non ne produciamo” oppure “penso che sia praticamente impossibile avviare un’azienda nella stanza del tuo dormitorio e poi portarla a crescere fino al punto in cui siamo ora senza commettere qualche errore” appaiono scuse che non valgono affatto la candela se di mezzo ci sono privacy ed influenza del voto.
Uno scenario che manco in Mr Robot o Big Brother, dal quale c’è l’esigenza di chiarirne gli aspetti il prima possibile.

Virtuale e Aumentata: la Mixed reality ha conquistato il presente

by 11:32

La tecnologia è un mondo meraviglioso. Giorno dopo giorno, anno dopo anno i progressi in questo campo lasciano davvero sbalorditi. Se la realtà virtuale sembrava un passo epocale in questo ambito invece non ha rappresentato altro che la pietra miliare. Un'ottima base dalla quale sviluppare nuovi progetti, migliorare quelli che erano i limiti e progredire fino ad arrivare alla realtà aumentata.





Eccezionale! Il futuro è già qui. Ci circonda ed è visibile, abbiamo chiari segnali di tutto questo. Il prossimo step riguarderà invece la realtà olografica che muove i suoi primi passi. Virtuale, aumentata ed olografica fanno parte del ceppo fondamentale, dal quale ha inizio tutto: la Mixed Reality. Oggi andremo a svelare quelle che sono le differenze e le analogie, i pro ed i contro di queste varie realtà.


Realtà virtuale

Nonostante l'apparenza la realtà virtuale non è così giovane come si pensa. Il primo prototipo risale infatti al 1962 con Sensorama: un dispositivo che riproduceva cinque film ed immergeva completamente gli spettatori. Questo tipo di tecnologia infatti coinvolge tutti i nostri sensi in una realtà simulata. All'interno di essa ci si può muovere liberamente, ma questo non rispecchierà ovviamente lo spazio reale circostante. Per poter godere appieno delle sue potenzialità ci sono varie periferiche da poter utilizzare: dal visore ai guanti, dagli auricolari fino alle cybertute. Ma quali sono i suoi campi di applicazione? Infiniti! Già perché si può spaziare davvero ovunque. Dal settore gaming a quelle delle simulazioni di volo, ad esempio. Grazie alla realtà virtuale si ha anche l'opportunità di rivivere concerti ed altri eventi a 360° gradi. Tra i promotori di questa fantastica trovata c'è sicuramente Lorenzo Cherubini alias Jovanotti e questa ad esempio è una delle possibilità che offre la virtual reality.




Realtà aumentata

Figata, vero? Ma questa è solo la punta di un iceberg che è pieno di sorprese. Ed è proprio questo il momento ideale per piazzare uno spoiler: anche se quello di cui parleremo d'ora in poi sembrerà ambientato in una puntata di Black Mirror, in realtà è già esistente nel nostro presente. La realtà aumentata è forse la tecnologia più utilizzata nel quotidiano grazie alla sua semplicità. Basta infatti disporre di uno smartphone dotato di GPS e fotocamera per dare sfoggio alla vostra fantasia. Anche in questo ambito i campi di applicazione sono molteplici: dal commercio al turismo. Noi di Netminds abbiamo sviluppato il progetto Marckar che attraverso il riconoscimento di un codice univoco associa ad un qualsiasi supporto un contenuto multimediale! Ma non è finita qui: ognuno di noi ha utilizzato almeno una volta nella sua vita la realtà aumentata, senza forse nemmeno saperlo. Come, dite di no? E se vi dicessimo che Pokémon Go, il gioco dell'anno 2016, ne è un esempio vivente? Ecco, adesso siamo sicuri che la risposta di molti è cambiata.

Mixed Reality

Netminds ha però tra le proprie competenze anche l'utilizzo della mixed reality. Questa tecnologia è senza ombra di dubbio quella con più margini di miglioramento. Rispetto alla virtual reality il visore è meno occludente e permette dunque di poterne usufruire per maggior tempo. Ma la caratteristica fondamentale è la tracciatura dell'ambiente circostante. Questo è un punto sostanziale che segna una novità rispetto ai suoi predecessori. La scannerizzazione dello spazio permette infatti di potersi muovere nell'ambiente reale ed avere punti di riferimento spaziali tridimensionali. Insomma qualcosa che non avevamo mai visto e concepito prima. Ma quale può essere il suo utilizzo nella vita di tutti i giorni? Anche qui i campi di applicazione sono davvero molteplici. Si può utilizzare ad esempio in architettura oppure in campo medico. Star Trek o fantascienza? No, con HoloLens esattamente mixed reality!



Lo sappiamo, a questo punto starete pensando che tutto questo è sbalorditivo. Eppure questo è solo il principio di quello che avverrà. La realtà olografica non sarà altro che il naturale sviluppo di questo fantastico mondo. Una tecnologia improntata a migliorare ogni aspetto della nostra vita. Perché il futuro va dritto in questa direzione: gli investimenti di AppleMicrosoftHuawei e lo stesso Zuckerberg sono più di un semplice indizio.

In estrema sintesi se da un lato nella Virtual reality il sensore alla lunga può creare sensazione di motion sickness, dall'altra parte il coinvolgimento è totale.
Il prezzo così come i campi di applicazione sono senza dubbio i punti di forza della realtà virtuale, al pari delle varie possibilità che offre alle persone con handicap.
I numeri della realtà aumentata parlano chiaro: è la tecnologia più utilizzata. Questo dato è la conseguenza di due fattori fondamentali: il prezzo contenuto e i diversi campi di applicazione nel quotidiano. D'altro canto la definizione è inferiore rispetto alle sue contendenti e il coinvolgimento è minore.
La mixed reality forse non sarà ancora accessibile a tutti ma rappresenta il futuro. Il tracciare l'ambiente circostante creando punti di riferimento spaziali 3D rappresenta quella marcia in più rispetto alle altre. Il muoversi dunque nello spazio reale e non più in un mondo virtuale segna la nascita di una nuova era!





ChatBot, i benefici per il tuo Business

by 09:52

Da semplici risponditori automatici ad Intelligenza Artificiale capace di interagire con i propri clienti ed aumentare l'engagement. Il nuovo trend dell'Innovazione Tecnologica che può determinare il successo di un'azienda nel rapporto con la propria audience.


Prima ancora di capire come i ChatBot possano aiutare a far crescere il Business di un’azienda, o meglio perché li debbano utilizzare per assistere i propri clienti, la domanda che sorge spontanea è: “Cos’è un ChatBot?”.
Se ancora non lo sappiamo e neanche Aranzulla ci viene in soccorso, possiamo affidarci al buon caro Wikipedia per avere una prima definizione di Chatbot che parla di “programmi che simulano una conversazione tra robot e essere umano.”


L’innovazione digitale sta portando allo sviluppo di ChatBot ad Intelligenza Artificiale che evolveranno e si miglioreranno attraverso il Machine Learning rendendo unico e personalizzato il rapporto e la comunicazione tra i Brand ed i propri clienti.
Nei ChatBot l’Intelligenza Artificiale trova in questo momento la sua massima rappresentazione, ma forse in pochi sanno che trattasi di una tecnologia che risale agli anni ’50,  il cui padre putativo può essere considerato Alan Turing, matematico britannico il cui motto era: “Una macchina è intelligente quando è in grado di far credere a un uomo di essere umana”.


Il film basato sulla storia di Alan Touring che nel 2015 è stato premiato con l'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.
I Chatbot sono quindi sistemi automatici (robot che comunicano via chat) basati sul Natural Language Processing (NLP), che possono comprendere il significato del linguaggio umano, valutarlo e  contestualizzarlo per garantire un dialogo rilevante.
Questi sistemi rappresentano dunque comprensibilmente non solo il trend del momento, ma dei futuri anni a venire, dal momento che, con la diffusione delle applicazioni di Messaggistica Istantanea (IM) come Facebook Messenger, WhatsApp, Telegram e simili, si è creata un’audience molta attiva che pone in essere una nuova e già consolidata metodologia di interazione azienda/cliente attraverso la quale i brand possono comunicare con i customer in maniera decisamente diretta e naturale.
Anche i numeri del resto parlano chiaro, in Italia il solo FB Messenger può contare oltre 13 milioni di utenti attivi al mese.
Media utenti attivi al mese. Fonte: Juliusdesign.net
È facile capire come per le Aziende questa tecnologia rappresenti una grande opportunità per entrare in contatto con la propria audience o per raggiungere nuovi potenziali clienti coinvolgendoli in un’esperienza interattiva personalizzata e privata. Lo confermano le statistiche e le previsioni a breve termine che rafforzano il trend dell’utilizzo crescente dei ChatBot, tanto da poter stimare che entro il 2020 i brand che si avvarranno dell’Intelligenza Artificiale per rapportarsi con i propri clienti saranno circa l’80% delle aziende mondiali, e a loro volta i consumatori gestiranno l’85% delle loro relazioni con i brand esclusivamente per mezzo di interazioni che non prevedano l’intervento umano. (Fonte: Gartner).

Senza contare che dal 2015, come dimostra una ricerca di Business Intelligence, le Top 4 App di messaggistica istantanea (Messenger, WhatsApp, WeChat, Viber) hanno superato i Top 4 Social Media (Facebook, Instagram, Twitter, Google Plus) in termini di utenti attivi al mese.


Ma adesso...
Analizzate ed assodate le potenzialità e la portate che hanno i ChatBot nel rapporto Brand/Clienti, vediamo quali sono gli ambiti di utilizzo e quali vantaggi possono dare.
Innanzitutto va precisato che i ChatBot non sono tutti uguali e si possono raggruppare in 3 grandi macro categorie con specifiche caratteristiche.
1. COMMERCE BOTS
Determineranno l’avvento del commercio conversazionale, permettendo ai clienti di sfogliare il catalogo dei prodotti, selezionarli ed acquistarli senza abbandonare la chat.
In quest’ottica si sta muovendo anche FB Messanger, tanto da aver annunciato di recente di aver lanciato in fase di test l’integrazione degli acquisti in ChatBot nel rilascio della Messenger Platform 2.2
2. CUSTOMER SERVICE BOTS
ChatBot programmati per assistere h24, in maniera tempestiva e continuativa, rispondendo alle richieste o ai reclami degli utenti fornendo tutte le informazioni necessarie.
3. CONTENT BOTS
Sistemi in grado di fornire in tempo reale all’utente informazioni e notizie su un argomento, un feed, un servizio o un prodotto che potrebbe interessargli. Viene programmato per selezionare i contenuti in base alle preferenze dell’utente che interagisce col Bot, mantenendo così alta l’attenzione nei confronti del brand e dei suoi servizi o prodotti offerti.

Il successo dei ChatBot è dato dal fatto che i vantaggi dal loro utilizzo sarà tanto per le Aziende quanto  per i consumatori.

Per i Clienti ovviamente il grado di soddisfazione sarà più alto rispetto agli altri strumenti di comunicazione indiretta che finora le Azienda hanno utilizzato, ma anche rispetto a quelli diretti come può essere una linea diretta telefonica o chat con operatori in carne ed ossa, in quanto la tempestività nella risposta ad una domanda precisa avverrà senza la necessità di essere dirottati da reparto in reparto per giungere all’operatore di competenze ed accorciando anche i tempi di attesi dovuti all’immediata disponibilità del Bot.
Un miglioramento della customer satisfaction avvertita dal cliente si tradurrà in una migliore reputazione dell’Azienda ed un accrescimento della fidelity.

Bingo...e non finisce qui!
Uno straordinario Bob Odenkirk nello spin-off del celeberrimo Breaking Bad: Better Call Saul.

Pensate che un tale tipo di supporto sarà disponibile h24 e 7/7 ed accessibile anche da mobile ovunque il cliente si trovi, senza la necessità di registrazioni né di login, rendendo la procedura più snella ed immediata nell’effettuare ordini, pagamenti, prenotazioni e ricevere informazioni o promozioni.
Dal punto di vista dell’Azienda ovviamente aumenterebbe l’intera ottimizzazione delle risorse a disposizione, perché i ChatBot in quanto robot virtuali sono in grado di lavorare senza limiti di continuità rispondendo alle esigenze dei clienti in ogni momento.
Ed è proprio nella gestione del cliente che l’azienda ne trae il vantaggio maggiore. Infatti i ChatBot possono avere contemporaneamente conversazioni con migliaia di persone, ed ognuno di questi ricevere una risposta immediatamente.
Diventerebbero dei veri e propri assistenti personali che danno consigli di moda, suggerimenti su investimenti finanziari ed informazioni sui viaggi, mantenendo contemporaneamente in memoria le preferenze dell’utente e profilando immediatamente l’utente all’accesso successivo.
Qualcuno ha detto maggiordomo? Inevitabile non pensare ad Alfred, il braccio destro di Batman nella trilogia di Nolan. 

Altro che Alfred oppure per i più nostalgici... Ambrogio!
A questo punto sappiamo che l’unica cosa che vi state chiedendo è: come si crea un ChatBot?
Ci si può affidare a tool online con il vantaggio di integrare un servizio di ChatBot in tempi brevi e con poche competenze di programmazione, ma  con scarsa facoltà di personalizzazione del servizio offerto al cliente.


Non bisogna mai dimenticare infatti che pur essendo sistemi che si avvalgono di intelligenza Artificiale, sono pur sempre software programmati da umani il cui supporto in fase di realizzazione resta fondamentale.
Per la creazione di un chatBot sono quindi necessarie inevitabilmente consolidate competenze di programmazione e di strategia che si vadano ad integrare perfettamente nel piano di comunicazione aziendale generale, motivo per il quale è meglio avere a disposizione un team di sviluppo (Bot Developer) e Strategist.
Adesso quindi la palla passa a te...
Se non vuoi far parte di quel 20% che non sfrutterà le straordinarie potenzialità dei ChatBot, ma sei anzi interessato a fornire un servizio unico e personalizzato ai tuoi clienti, scrivici. 😊
Saremo pronti e felici di analizzare le esigenze del tuo brand e trovare insieme la soluzione più adatta al tuo business.
Che si tratti di un robot, di mostri in 3D o di draghi in AR, il Ferrero Rocher è assicurato!

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