Ecommerce: Alibaba, cronaca di un successo

Foto di gruppo dell'e-commerce Alibaba
Manager di Alibaba fonte: Wikipedia - Rico Shen
"Sedevo in un caffé di San Francisco, e mi venne in mente che il nome "Alibaba" suona bene. Domandai a una cameriera che passava di lì: "Sa qualcosa di Alibaba?". Lei disse di sì. Domandai che cosa sapesse di Alibaba, e lei disse "Alibaba e i quaranta ladroni". "Ecco il nome!" pensai. Dopo andai per strada e cominciai a domandare in giro a 30 persone diverse se sapevano di Alibaba. Indiani, tedeschi, da Tokyo alla Cina, tutti conoscevano Alibaba. Alibaba aprì il sesamo. Alibaba è una persona buona, lesta negli affari e aiutò il suo villaggio. Così facile da pronunciare, e nome internazionale. Alibaba apre il sesamo di piccole e medie compagnie. Abbiamo registrato pure "Alimama", nel caso qualcuno volesse sposarci!". Con queste parole (fonte), Jack Ma fondatore di Alibaba Group, ha spiegato le origini del colosso di e-commerce che nel 2012 ha gestito un volume superiore ad eBay ed Amazon messi insieme: 170 milioni di euro contro i 74,4 di Amazon e i 16 di eBay.

Un gruppo che ha notevoli margini di miglioramento considerando che, come scrive il prestigioso quotidiano economico "The Economist", nel 2020 il mercato di commercio elettronico in Cina avrà un volume d'affari più grande di America, Giappone, Gran Bretagna, Germania e Francia. Sommati, naturalmente. Se Amazon ed eBay sono più forti nei mercati classici, Alibaba ha puntato su quelli emergenti. Ed i risultati gli stanno dando ragione.

Ma cosa ha aggiunto Alibaba al panorama già esistente dell'e-commerce? La rivista "L'Espresso" ha provato a dare una risposta: "Alibaba - scrive il settimanale - è soprattutto un intermediario elettronico per le piccole e medie imprese (o come si dice in inglese un sito business-to-business). In questo senso l’aspetto più straordinario di Alibaba è il contributo fornito allo sviluppo cinese. [...] Non solo l’Internet permette di fornire enormi dettagli sui prodotti venduti, permette anche agevoli ricerche on line su quali prodotti siano più adeguati. Per facilitare la comunicazione tra venditore e compratore Alibaba facilita la traduzione dal cinese alle lingue occidentali, superando un’importante barriera linguistica. Infine, Alibaba si pone come intermediario di fiducia. Il cliente paga la merce ad Alibaba, che non trasferisce i soldi al venditore fino a quando il cliente non si dichiara soddisfatto".
La sede principale di Alibaba, a Hangzhou
Sede di Alibaba a  Hangzhou fonte: Wikipedia - Thomas LOMBARD

In ogni caso, però, bisogna tener conto del sistema di riferimento: come sostiene Forbes, potrebbe essere complicato per Alibaba diventare protagonista sul mercato americano mentre Amazon rischia di trovare difficoltà imponenti per affermarsi nel mercato cinese. Del resto, non è detto che un successo a Wall Street sia garanzia di un successo anche nell'economia reale. Amazon, d'altro canto, prima di investire in maniera massiccia su mercati orientali deve prima conoscerne tutte le caratteristiche. E ciò impiegherà del tempo. Inoltre, tra Amazon ed Alibaba ci sono alcune differenze: il colosso cinese  non ha magazzini e infrastrutture costose, non crea prodotti e non vende direttamente al pubblico come fa, appunto, il marketplace americano.

Prima di chiudere l'approfondimento su Alibaba, è necessario capire quali sono le fonti di guadagno di Alibaba: ci sono due società del gruppo, Taobao e Tmall. La prima è uno spazio dove i venditori mettono  i loro prodotti in vetrine senza pagare alcuna commissione. Ed il guadagno? Semplice, il funzionamento è simile a quello di Google AdWords: i venditori pagano per stare in evidenza. Tmall, invece, è uno spazio ad hoc per marchi rinomati (come Nike, Gap etc...) che pagano un deposito ed una commissione per ogni affare concluso. Inoltre, attraverso Tmall global è possibile vendere ai consumatori cinesi anche senza avere nessuna sede legale in Cina.

Comunque vada, c'è chi ha già nominato Jack Ma "lo Steve Jobs della Cina".

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