Come ridurre la frequenza di rimbalzo

10:33
Come ridurre la frequenza di rimbalzo
Fonte foto: flickr.com - Cambodia4kids.org Beth Kanter
Una percentuale alta della frequenza di rimbalzo spesso può essere sintomo di qualche problema all'interno del sito. Prima di entrare nel vivo, è necessario spiegare cosa sia: è, in poche parole, la percentuale dei visitatori del tuo sito web che ha visto una sola pagina e poi è uscita. Se è molto alta e avete un sito di e-commerce, dovreste preoccuparvi perché è difficilissimo (se non impossibile) che una persona acquisti un prodotto navigando una sola pagina. Il problema, però, è come ridurre la frequenza di rimbalzo che non è un'operazione affatto semplice. Ecco, comunque, tre suggerimenti.


Come ridurre la frequenza di rimbalzo, tre suggerimenti

Compatibilità con i browser: Nello sviluppare un sito web di e-commerce, è necessario che sia navigabile in maniera efficace in tutti i browser presenti o, quantomeno, quelli più utilizzati (da Google Chrome a Firefox passando per Internet Explorer). Questo perché se un utente vede che il sito non è navigabile per il browser da lui scelto, ovviamente abbandonerà il portale. E chissà se poi ritornerà...

Occhio ai link esterni: Sembra un aspetto banale. Ma non lo è. Cercate di fare in modo che i link esterni si aprano in un'altra scheda poiché se si dovessero aprire sulla stessa scheda poi difficilmente l'utente ritorna sul vostro sito. A meno che non sia davvero interessato.

Finestre pop-up: Fate particolare attenzione alle finestre di pop-up perché possono risultare davvero fastidiose per gli utenti. Non solo: in particolare, quelli non avvezzi al mondo del web potrebbero interpretarle come un virus e quindi abbandonare il sito impauriti senza più ritornarci. Se volete usare le finestre pop-up, fate attenzione.


Avete bisogno di sviluppare un sito e-commerce e gestire al meglio il vostro negozio cercando di ridurre la frequenza di rimbalzo? Scrivi alla web agency Netminds compilando semplicemente il form contatti: il nostro staff troverà la soluzione migliore per te. Ti aspettiamo!



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Come fare SEO su Amazon

10:40
Come fare SEO su Amazon
Fonte: pixabay.com - Simon
Avete un negozio su Amazon e non sapete come poter essere nelle prime posizioni all'interno del motore di ricerca del marketplace americano? Nei giorni precedenti vi abbiamo parlato su come fare SEO per eBay: questa volta, invece, vi parleremo su come fare SEO su Amazon. In ogni caso, da premettere, che posizionare un negozio all'interno di un marketplace non è la stessa cosa che farlo per un sito web e-commerce all'interno di un motore di ricerca poiché ci sono alcuni fattori da tenere in mente che sono predominanti o, viceversa, alcune cose che hanno poca importanza rispetto ad altre. Ecco, comunque, tre suggerimenti su come fare SEO su Amazon.

Come fare SEO su Amazon, tre suggerimenti

Categorie: Su Amazon, ancor più di eBay, le categorie sono molto importanti per posizionare un prodotto e, quindi, conseguentemente, anche il negozio che lo rivende. E, quindi, una categoria corretta può fare in modo che il vostro prodotto figuri nelle ricerche che effettua l'utente.

Prezzo: Il prezzo è una discriminante importante per poter salire nelle prime posizioni. Ergo, dovete tenere prezzi bassi o, al massimo, non troppo più cari della concorrenza. Quindi, far spendere poco ai clienti offre un duplice vantaggio: fidelizzarlo e avere la possibilità di essere nelle prime posizioni.

Title: Qui è necessario inserire le parole chiave del vostro prodotto per cui vorreste essere trovati. È estremamente importante, se non decisivo. Quindi, massima attenzione.


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Come evitare l'abbandono dei carrelli in un e-commerce

09:56
Come evitare l'abbandono dei carrelli in un e-commerce
Fonte: pixabay. com - geralt
Uno dei problemi del vostro e-commerce è l'abbandono del carrello e non sapete come risolverlo? Premesso che il perfetto check-out non esiste ed il tutto dipende non solo dalla struttura del sito web ma anche dal business e dal tipo di azienda. Proprio per questo, il portale vwo.com ha ideato un'infografica al riguardo - poi riportata da news.pmiservizi.it - cercando di illustrare quali siano le soluzioni migliori da adottare per risolvere l'annoso problema su come evitare l'annoso problema dell'abbandono dei carrelli. Il 28% degli utenti abbandona il carrello per via delle spese di spedizione dichiarate soltanto all'ultimo: qui la soluzione è ovvia. Basterebbe essere chiari fin dall'inizio ed evidenziare tutti i costi derivati dall'acquisto del prodotto in questione. L'obbligo di creare un nuovo account frena il 16% dei possibili acquirenti: beh, spesso non è necessario al vostro business che si registrino. Certo, si possono trovare delle soluzioni per incentivare la compilazione del form apposito ma non bisogna obbligare le persone a registrarsi. Il 12% non si è trovato bene nel sito e quindi non acquista: questo è un problema che, paradossalmente, sta crescendo sempre di più. Oggi gran parte di coloro che hanno un sito di e-commerce si preoccupano solamente di essere in prima pagina su Google senza, però, concentrarsi anche sulla user experience dell'utente che è fondamentale. Del resto, banalmente, se siete in prima pagina di Google ma il vostro non è facilmente navigabile, difficilmente potrete vendere i vostri prodotti. Ecco, bisogna trovare un mix tra il lato SEO e l'esperienza utente. Infine, ma questo non dipende dalla struttura del sito, l'8% abbandona il carrello perché non riceve sconti.


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Come fare SEO su eBay

09:35
Come fare SEO su eBay
Fonte: Wikipedia - Leon7
Quando si sviluppa un sito web di e-commerce si pensa, ovviamente, anche alle caratteristiche che - dal punto di vista SEO - dovrebbe avere. Si sottovaluta spesso, però, di considerare che anche i marketplace hanno un motore di ricerca interno che offre dei risultati agli utenti in base alle parole che vengono digitate. Ecco, a proposito di marketplace, come fare SEO su eBay? Come fare in modo che il vostro negozio di commercio elettronico possa essere fra i primi risultati di ricerca sul marketplace americano? Ecco, al riguardo, alcuni suggerimenti che vi proponiamo. Prima di entrare nel vivo, c'è da dire che eBay ha spiegato come funziona il suo motore di ricerca interno e fornisce qualche indicazione utile.


Come fare SEO su eBay

Occhio alle keyword: Rispetto a Google, il motore di ricerca su eBay dà tanta importanza alle keyword presenti nel titolo e li considera spesso fattori imprescindibili. Se utilizzate parole chiave corrette per ogni vostro prodotto, avrete un vantaggio rispetto ai vostri concorrenti.

Descrizione: La descrizione del vostro negozio deve avere le parole chiave all'inizio e alla fine. Ovviamente, però, deve essere grammaticalmente corretta e non fuorviante.

Reputazione: Da questo punto di vista sembra che ci siano opinioni discordanti però chi ha una reputazione migliore su eBay viene preferito rispetto ad un negozio "anonimo" o con recensioni negative. Del resto, la reputazione sul web è (quasi) tutto.


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E-commerce, come usare l'heading tag in Magento

10:10
E-commerce, come usare l'heading tag in Magento
Fonte foto: flickr.com - Gustavo da Cunha Pimenta
Uno degli errori nello sviluppare un sito e-commerce in Magento è l'utilizzo dell'heading tag, cioè i tag di intestazione che servono per organizzare al meglio il testo. Lo sbaglio più comune che si commette è ripetere più volte il tag H1, quello che teoricamente dovrebbe essere più importante. Come scrive il portale magentiamo.it, in caso di un uso massiccio dell'H1 è come se l'importanza venga suddiviso tra tutti quelli menzionati e quindi la pagina non risulta più ottimizzata come dovrebbe essere. È legittimo usare diverse volte gli H2 (anche se non devono essere presenti troppe volte),  poiché è normale che un argomento abbia più diramazioni. Lo stesso discorso vale per gli H3, H4, H5 e H6. In ogni caso, però, ogni sito di e-commerce fa storia a sé e non ci sono delle regole standard valide per tutti su come usare l'heading tag. Semplicemente bisogna rifarsi ad un principio soltanto: categorizzare bene cosa è importante nel vostro sito web. Senza abusare.


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Gli errori più comuni nello sviluppo di un sito e-commerce

10:14
Gli errori più comuni nello sviluppo di un sito e-commerce
Fonte; pixabay.com - FirmBee
Sviluppare un portale di commercio elettronico non è una operazione semplice e richiede massima attenzione e competenza. Anche in caso di un'idea davvero innovativa, passare poi alla pratica spesso si rivela complesso. Proprio per questo, è possibile commettere degli errori che potrebbero pregiudicare tutto il lavoro svolto in precedenza che, inoltre, vengono commessi molto spesso. Alcuni riguardano sia il lavoro riguardante il posizionamento sui motori di ricerca che la user experience degli utenti che desiderano acquistare sul proprio portale. Di seguito, a tal proposito, vi elenchiamo tre fra gli errori che vengono fatti più frequentemente.


I tre errori più frequenti nello sviluppo di un e-commerce

Schede prodotto duplicate: Uno degli errori più frequenti, forse addirittura il più comune, è la scheda prodotto copiata da altri, compreso il sito ufficiale del marchio di cui si è rivenditori. Google, in più di una occasione, ha affermato che non tollera contenuti doppioni. Certo, salvare ed incollare sul proprio sito le descrizioni di altri permette di risparmiare un mucchio di tempo ma, così, non riuscireste ad ottenere il massimo dal vostro sito web.

Dimensione font inadatta: Se le dimensioni dei font non sono adatte alla sezione del sito che si sta visitando, si rischia che l'utente abbandoni il vostro portale e si rivolga alla concorrenza. Deve essere tutto coordinato: le dimensioni del font non devono essere né troppo piccole né troppo grandi e, in ogni caso, devono rendere leggibile il testo.

Blog: Curare un blog non è semplice ma bisogna farlo. Anche se non vi permette una conversione "diretta", è importante poiché in questo modo potreste parlare più diffusamente delle ultime novità che avete in serbo o rispondere alle domande più comuni che vi vengono fatte. Una volta sviluppato, però, il blog non va abbandonato.




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Come ottimizzare un'app

10:15
Come ottimizzare un'app
Fonte foto: flickr.com - Global Panorama
Quando si sviluppa un'app - in qualsiasi ambito -, uno dei problemi da analizzare e risolvere riguarda il posizionamento all'interno dei risultati di ricerca. Sì, perché un'app può essere ottimizzata per Google Play o iOS come un qualsiasi sito web all'interno di un qualsiasi motore di ricerca. Una differenza, però, è la definizione: da una parte c'è la SEO ("Search Engine Optimization") e dall'altra l'ASO ("App Store Optimization"). Ma come ottimizzare un'app? Come riuscire a posizionarsi meglio della concorrenza? Ecco alcuni suggerimenti su come ottimizzare un'app.


Come ottimizzare un'app: cinque suggerimenti

Titolo: Riveste oggi un'importanza fondamentale. Nel titolo - a meno che non siate un brand molto conosciuto - deve esserci anche il settore di competenza e una parola chiave. Ma non intesa (solo) come parola che volete posizionare ma che rappresenti il settore e la vostra attività nella maniera più chiara possibile.

Descrizione: Se la Meta Description, per quanto riguarda il posizionamento dei siti web, sta rivestendo un'importanza sempre minore, non è così per la descrizione delle app. Quindi, fra le operazioni da compiere su come ottimizzare un'app, è importante scrivere una descrizione chiara, fluida e che contenga le parole chiave pensate.

Recensioni: Rappresentano - secondo alcuni - il fattore principale per il posizionamento di un'app. Certo, la tentazione è di scrivere tante recensioni finte in modo non solo da invogliare al download ma anche di far raggiungere la prima posizione all'app. Ma a lungo andare è una tecnica sbagliata.

Categoria: Assegnare una giusta categoria non è solo sinonimo di buona organizzazione ma anche permette a Google Play o iOS di posizionare al meglio la vostra app.

Aggiornamenti costanti: Fra le regole su come ottimizzare un'app non possono mancare gli aggiornamenti costanti. Così come il vostro sito web, anche un'app ha bisogno di avere continuamente contenuti nuovi. 


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Come il copywriting può aumentare le conversioni di un e-commerce

09:38
Come il copywriting può aumentare le conversioni di un e-commerce
Fonte foto: Wikipedia - Stéphanie Walter
Uno degli strumenti per aumentare le conversioni di un e-commerce è sicuramente il copywriting che, fra l'altro, è uno degli aspetti più sottovalutati per chi vuole vendere online. Si pensa, infatti, che scrivere per un portale di commercio elettronico sia soltanto prendersi cura delle schede prodotto i quali, nel peggiore dei casi, non sono altro che un copia ed incolla da altri siti web. In realtà, la descrizione degli oggetti proposti al pubblico è solo uno degli aspetti da tenere in considerazione ma, sicuramente, per quanto concerne la scrittura, non è l'unico. Ed è proprio da questi aspetti che si vede quando un e-commerce è stato sviluppato da professionisti del settore che curano nel dettaglio ogni singola pagina del sito e-commerce.


Come il copywriting aumenta le conversioni di un e-commerce

Storytelling: Come viene suggerito qui, è importante raccontare una storia per coinvolgere l'utente che sta navigando sul vostro sito. A tal proposito, viene anche menzionato un post in inglese di Alex Turnbull in cui si mostra come il racconto possa far aumentare il tempo di permanenza sul sito web e, conseguentemente, ci sono più possibilità che l'utente possa effettuare un acquisto.

Creatività: Qui bisogna fare una precisazione: creativi non vuol dire che bisogna inventare cose oppure parlare di aria fritta. Non bisogna perdere di vista la chiarezza in modo da far capire al cliente cosa sta acquistando e quali sono le proprietà del prodotto.

Call to Action: La Call to Action deve essere ben in evidenza e deve invitare all'azione desiderata attraverso dei termini ad hoc.

Hai bisogno di migliorare l'attività di copywriting del tuo sito e-commerce? Lo staff della web agency Netminds è composto da esperti del settore che risolveranno i tuoi problemi. Non ti resta che compilare il nostro form contatti. Ti aspettiamo!

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Tre tecniche SEO che oggi sembrano non funzionare più

09:24
Tre tecniche SEO che oggi sembrano non funzionare più
fonte: flickr.com - MoneyBlogNewz
Il lavoro per chi si occupa di SEO è cambiato tantissimo negli ultimi anni a causa delle continue modifiche all'algoritmo di Google rendendo tutto molto più complicato e complesso. Se un tempo bastava una semplice ottimizzazione anche superficiale per poter essere nelle prime posizioni sui motori di ricerca, oggi non è più possibile e bisogna lavorare sia sui fattori interni al sito (come ad esempio la cura del codice HTML) che esterni (come le citazioni). Fra le tante tecniche che sono sono in disuso, ve ne elenchiamo tre che potrebbero addirittura ottenere l'effetto opposto: essere penalizzati da Google.


Tre tecniche SEO che oggi sono da evitare

Directory: Un tempo, per ottenere dei backlink di qualità, si iscriveva il proprio sito alle directory che si ritenevano più consoni al proprio business. Oggi questa tecnica è deleteria perché l'algoritmo di Google molte volte riesce a capire quando un backlink non è naturale o acquistato. E potrebbe penalizzare il vostro sito web: in altre parole, farlo crollare nelle SERP.

Keyword: Quante volte vediamo un articolo imbottito di keyword che pare sia stato scritto per Google e non per il lettore? Ebbene, questa tecnica rischia di essere addirittura penalizzante per il vostro sito web poiché i continui aggiornamenti dell'algoritmo stanno cercando di rendere il più "umano" possibile il lavoro di copywriter. Anche perché, nel caso riempiste il vostro articolo di keyword e doveste risultare nelle prime posizioni per le parole chiave che desiderate, sappiate che, comunque, a leggervi (e ad acquistare un prodotto) è l'utente finale.

Una lunghezza standard dei testi: Vero, articoli troppo brevi rischiano di non avere la giusta considerazione da parte di Google ma non esiste una lunghezza a partire da cui, poi, l'articolo viene automaticamente considerato ad un livello tale da essere ben posizionato sui motori di ricerca.


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Post su Facebook: i falsi miti

09:37
Post su Facebook: i falsi miti
Fonte foto: flickr.com - Thos Ballantyne
Qualche settimana fa, vi abbiamo parlato di come gestire una pagina Facebook e quali sono le azioni principali da compiere per poter far sì che possa crescere e ottenere l'interazione desiderata. In questo approfondimento, invece, illustreremo i falsi miti delle pagina Facebook e smontare quelle convinzioni errate che, però, sono difficili da sradicare. Noi metteremo in evidenza tre leggende da sfatare mettendo in evidenza, come, però, i social network - compreso Facebook - non siano un gioco ed le pagine vanno fatte gestire da professionisti del settore con una certa esperienza ed un bagaglio culturale non indifferente.


Tre falsi miti di una pagina Facebook

Pubblicare troppo penalizza: Questa affermazione, in via generale, è totalmente falsa. Altrimenti, come sostiene postpickr.com, i siti di news che postano continuamente su Facebook non avrebbero vita lunga. Invece, tutto dipende dalla qualità del post e dall'interessa che mostrano gli utenti.

Avere tanti "mi piace" aiuta: Nulla di più falso. Questa errata convinzione ha portato al commercio di like. Anzi, secondo alcuni studi, più "fan" si hanno e più la percentuale di portata scende. E, poi, è davvero brutto vedere tanti "mi piace" ma poche condivisioni e commenti.

Esiste un orario di pubblicazione che va bene per tutti: È falso per un motivo molto semplice: ogni azienda ha delle peculiarità - anche per quanto riguarda gli orari - e, quindi, l'orario migliore di pubblicazione dipende da tantissimi fattori, compresi quanti utenti sono online in un momento specifico.


Hai bisogno di professionisti che si prendano cura dei tuoi profili social? Contatta la web agency Netminds: il nostro staff saprà trovare le migliori soluzioni per le tue esigenze. Compila il form contatti: ti aspettiamo!



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Utilizzo app mobile: Facebook è la più utilizzata

09:43
Il logo dell'app di Facebook, la più utilizzata negli Stati Uniti
Fonte: mindfreeze86
L'app di Facebook è la più utilizzata in assoluto negli Stati Uniti. A rivelarlo è uno studio di vertoanalytics.com, riportato in italiano da news.pmiservizi.it che ha analizzato l'utilizzo degli utenti per quanto concerne le applicazioni che hanno scaricato sul proprio smartphone. Sono ben 14 ore al mese che gli utenti passano sull'app del colosso di Zuckerberg, seguito da YouTube (9 ore) e WhatsApp (6,6). Attenzione, però: del tempo trascorso, va presa in considerazione anche la qualità. Infatti, se per esempio la portata più grande tra Facebook Messenger e WhatsApp è sull'applicazione collegata al social network più famoso al mondo (87 milioni di utenti) ma WhatsApp, pur avendo "soltanto" 10 milioni di utenti, ha coinvolto maggiormente i propri utenti poiché ogni mese sono 5 le ore in più spese rispetto a Messenger. Un dato molto significativo, inoltre, è che gli americani spendono il 76% del tempo sui social network controllando l'app di Facebook. Che significa, in termini di business, tutto ciò? Significa che, ormai, non si può fare a meno di inserire Facebook mobile all'interno delle proprie strategie di web marketing e, soprattutto, curare nei minimi dettagli la propria pagina. Senza dimenticare WhatsApp che ha dimostrato di poter coinvolgere gli utenti: e chissà che non possa generare un fatturato considerevole per il vostro business...


Hai bisogno di una strategia di web marketing efficaceScrivi alla web agency Netminds compilando semplicemente il form contatti: il nostro staff troverà la soluzione migliore per te. Ti aspettiamo!



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Come migliorare la leggibilità di un post

09:40
Come migliorare la leggibilità di un post
Fonte: pixabay.com - pixelcreatures
Uno dei problemi per chi scrive su un sito web, è la leggibilità del proprio post. No, non inteso come difficoltà di comprensione (ciò dipende spesso anche dal modo di scrivere del copywriter) ma come facilità di lettura. A dare un quadro più chiaro al riguardo è la blogger diariodiunasocialgeek.blogspot.it. Di solito si preferisce uno sfondo chiaro ed un testo scuro ma bisogna prestare attenzione: anche uno sfondo bianco puro può non combaciare bene con un testo nero puro. Insomma, una via di mezzo è la soluzione migliore. L'header deve essere tutto maiuscolo o minuscolo? Considerando che il maiuscolo - per il linguaggio del web - vuol dire urlare non è la scelta più indicata. Inoltre, può essere anche brutto esteticamente. I paragrafi, invece, non devono essere dei blocchi di testo come se fossero dei mattoni poiché risultano sia brutti da vedere che illeggibili. Meglio un paragrafo in più, se proprio avete bisogno di scrivere molto testo. Inoltre, usate molte immagini che, spesso, possono spezzettare il testo e renderlo più armonioso. E l'effetto canaletto (cioè lo spazio bianco tra le parole che in senso verticale forma una linea)? Si può tranquillamente evitare togliendo il giustificato come pratica di allineamento: sarebbe preferibile allineare il testo a sinistra. Per quanto riguarda i font, invece, l'autore del post sconsiglia di usare il corsivo poiché ci sono alcune lettere che potrebbero rendere difficoltosa la lettura, come ad esempio la "p" e la "q". Infine, per quanto riguarda la grandezza, si consiglia una dimensione del font tra i 12 pt e i 14 pt.


Hai bisogno di sviluppare un sito web leggibile e di un'attività di copywriting quotidiana? Nessun problema: lo staff della web agency Netminds è composto da esperti del settore che sapranno offrirti la miglior soluzione possibile. Non ti resta che compilare il nostro form contatti. Ti aspettiamo!

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Quali errori non commettere per sviluppare una landing page?

10:25
Errori da non commettere in una landing page
Fonte: Wikipedia - Przykładowa landing-page.pl
State sviluppando una landing page e avete paura di commettere degli errori? Nessun timore: qualche mese fa abbiamo parlato delle cinque caratteristiche che la rendono efficace ma, in questa occasione, vi illustriamo 3 errori da non commettere se voleste avere risultati concreti indipendentemente che siano acquisti di un prodotto, iscrizioni ad una newsletter o semplicemente click. Infatti, spesso, la portata delle landing page viene molto sottovalutata e si commette un lavoro superficiale: se si dovesse agire così, è praticamente impossibile avere le conversioni desiderate e si rischia di gettare alle ortiche l'intera strategia di web marketing che ci si era prefissati.


Tre errori da non commettere per sviluppare una landing page

Mancanza di informazioni: Perché un utente dovrebbe iscriversi ad una newsletter? Perché dovrebbe acquistare un prodotto? Perché, in sintesi, dovrebbe fare l'azione che gli proponete? Ecco: è necessario dare le informazioni utili che servono. Certo, non bisogna esagerare (i tempi di lettura sul web sono molto ridotti) ma, comunque, bisogna essere esaurienti.

Termini negativi: A meno che non sia parte di una strategia ad hoc, come nel caso dell'"Hans Brinker Budget Hotel" ad Amsterdam dove sostiene, senza giri di parole, di essere l'hotel più brutto del mondo, non dovete usare parole negative come "non sai usare X"? Si può sostituire con un "vuoi imparare X"? Inviti all'azione, non negazione.

Utente deve compilare troppe cose: Nome e mail in un form sono già più che sufficienti. Non vi serve sapere (a meno che non vendiate dei prodotti particolati o, comunque, pensate di rivolgervi ad un certo tipo di popolazione) dati quali codice fiscale, data di nascita etc... etc... L'utente ha poco tempo e non vuole certo sprecarlo a compilare dati inutili. Per lui e per voi.


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Essere in buona posizione su Google senza link? È molto difficile

10:30
Buon posizionamento su Google senza link
Fonte foto: HebiPics
Ottenere un buon posizionamento all'interno delle SERP di Google per delle keyword competitive senza ricevere backlink o senza link esterni è difficilissimo. A rivelarlo è un'indagine di Moz che è stata riportata in italiano da blog.tagliaerbe.com. Lo studio ha esaminato i primi 50 risultati di ricerca per circa 15.000 parole chiave molto complicate da scalare. Un numero considerevole e che ha portato a risultati abbastanza chiari ed univoci. Il 99,2% di tutti i siti web ha avuto almeno un link esterno mentre  il 77,8% delle insgole pagina ha avuto un link da un altro sito web. Il tasso di correlazione fra il ranking ed il dominio principale è di 0,30: uno dei più alti. Quali sono le conclusioni? - In primis, che è necessario ricevere qualche backlink per delle chiavi molto competitive. - Se un sito web è linkato, è possibile posizionare singole pagine anche se non sono linkate da nessuna parte. - Più link univoci si ricevono e più è possibile migliorare il posizionamento. - È possibile posizionarsi senza link per chiavi un po' meno competitive rispetto a quelle che sono state analizzate. In soldoni cosa significa? Che, se si vuol essere presenti nelle prime posizioni su Google per chiavi molto competitive, è necessario riuscire ad ottenere più backlink possibili. Che siano naturali o meno, questo va a discrezione del proprietario del sito. Fermo restando che il motore di ricerca più famoso al mondo, comunque, sta aggiornando continuamente i propri algoritmi per rendere sempre più difficile il commercio dei link.

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