Come utilizzare Pokemon Go nel marketing

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Come utilizzare Pokemon Go nel marketing
Fonte foto: YouTube - XprojectOriginal
Chi si occupa di marketing deve prestare la massima attenzione a tutte le novità che la tecnologia offre. E, oggi, sembra quasi inutile dirlo, c'è Pokemon Go, la cui app è più usata di Facebook. Che sia una moda passeggera o meno, in ogni caso è opportuno capire come (e se) sia possibile sviluppare delle strategie di marketing utilizzando queste creature ideate in Giappone nel 1996. Prima di entrare nel vivo, però, diamo due definizioni che possono risultare utili a chi non ha dimestichezza con l'applicazione: modulo esca e PokeStop. Il modulo esca è un oggetto che permette di attirare i Pokemon verso un Pokestop prestabilito. Cosa sono i Pokestop? I Pokestop sono dei punti di interesse - generalmente musei, piazze etc... etc.. - dove è possibile curare i Pokemon, avere strumenti per giocare e tanto altro ancora. Dopo questa premessa, andiamo al sodo della questione.

Applicare Pokemon Go al marketing

Come sostiene anche il portale inc.com, prima di tutto è necessario sapere se la vostra attività sia un Pokestop o una palestra di questi animaletti. Il motivo è presto detto: se la vostra attività fosse davvero un Pokestop, potreste attirare gente in maniera gratuita. Basterebbe semplicemente diffondere la voce...Ad esempio, il B&B "Fruscotto" a Verona ha scritto un post su Facebook il 19 luglio 2016 in cui ha invogliato gli utenti a venire nella sua struttura poiché ci sono diversi Pokemon. Non siete un Pokestop? Nessun problema: va bene anche se il Pokestop è vicino a voi. Lanciate un'esca nel Pokestop e inventate un qualcosa per cui le persone debbano passare prima da voi (ad esempio, se siete un takeaway potete dire "mangiate una pizzetta da noi prima di catturare i Pokemon"). Per quanto riguarda le palestre dei Pokemon, qui dovrete fare di necessità virtù: ad esempio,
Pokemon Go
Fonte foto: YouTube - UpComing Zone
se avete una palestra accanto, potrete offrire uno sconto a chi ha conquistato quella palestra. O, ancora, mettervi d'accordo con la palestra in questione e avere un pannello elettronico nel vostro negozio che dice quale squadra ha conquistato la palestra e invitare le persone a conquistarla. Infine, naturalmente, postare tutto sui social attraverso anche degli hashtag ad hoc. A questo punto, la domanda potrebbe sorgere spontanea: e se un'attività fosse lontana da un Pokestop o una palestra? Nessun problema: recatevi nei punti di Pokestop, ad esempio, e lanciate un'esca mettendo in evidenza come siate stati voi ad offrire l'esca alle persone. Non solo: potrete fare anche delle dirette su Facebook e Twitter (e altri social, ovviamente), caricare dei video, pubblicare foto etc... etc... Tutto qua? No! Potrete anche mettere in palio dei premi: chi recupera un tot di Pokemon avrà un coupon, ad esempio. Insomma, le iniziative sono davvero tante. E se doveste pensare che sia una moda, vi consigliamo di far presto. Perché nel marketing tutto può cambiare da un giorno all'altro.





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E-commerce: come organizzare le categorie al meglio

12:33
E-commerce: come organizzare le categorie al meglio
Fonte foto: Wikipedia - JoseAlfredo9710
Uno degli aspetti più importanti per quanto riguarda lo sviluppo di un e-commerce è la possibilità di organizzare al meglio le categorie. Le categorie sono, in parole povere, la divisione dei prodotti in base a delle caratteristiche simili (ad esempio, "pantaloncini bambino"). Essendo di estrema importanza, bisogna capire come gestirle al meglio e fare in modo che non siano soltanto funzionali per i motori di ricerca ma anche per gli utenti che navigano. Un articolo di smashingmagazine.com in inglese (poi spiegato in italiano dal portale news.pmiservizi.it) descrive al meglio tutto ciò, a partire dalla divisione delle categorie in tre parti: cruciali, opzionali e irrilevanti.

Le categorie cruciali sono quelle che l'utente vede sul sito: sono visibili (e visitabili) dal menù cliccandoci semplicemente sopra oppure sono disposti a tendina. Le categorie opzionali sono presenti nel momento in cui l'utente digita semplicemente su una delle categorie cruciali: ad esempio, sarebbero (considerando un e-commerce di abbigliamento) le taglie, i modelli, i colori etc... etc... Un errore che spesso si commette è inserire questo tipo di categorie all'interno di quelle "cruciali": sono categorie secondarie, non nel senso di importanza ma sono più specifiche e forniscono informazioni utili soltanto dopo che l'utente abbia scelto cosa acquistare. Mettere entrambi sullo stesso piano vuol dire generare confusione al possibile consumatore. Infine, le categorie irrilevanti sono quelle che l'utente non vede ma sono utilissime per il webmaster o per chi si occupa del sito: sono, in altre parole, delle categorizzazioni che si fanno per capire il comportamento degli utenti, ad esempio "le categorie più cliccate", che non tutti possono vedere.


Come organizzare le categorie in un e-commerce al meglio

Ecco, una volta capito grosso modo quali sono le categorie standard di un e-commerce, bisogna capire come organizzarle al meglio. Prima di fare tutto ciò, come scrive ofg.it, c'è bisogno di alcune analisi preliminari, a partire dallo studio dei prodotti: che prodotti si vendono? Che tipologie? Quanti se ne vendono? Non bisogna dimenticare l'analisi del mercato, compresi i competitor: come si comportano i nostri concorrenti? Cosa propone il mercato? C'è davvero qualcosa che gli utenti chiedono ma non riescono ad ottenere?

Passiamo alla fase di "azione" vera e propria. Cominciamo dall'inizio: le categorie, a meno di casi particolari, non devono essere troppe. Altrimenti si genererà un menù troppo lungo che potrebbe addirittura confondere l'utente. L'ideale sarebbe avere delle macrocategorie per poi suddividerle a seconda dei nostri prodotti. Inoltre, attenzione ai nomi da assegnare: come scritto all'inizio del nostro approfondimento, non bisogna pensare solo ai motori di ricerca ma anche all'utente. Bisogna trovare un giusto compromesso: accattivanti ma SEO-friendly, SEO-friendly ma accattivanti.

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Come fare e-commerce su Twitter: il caso della Nissan

11:17
Comprare un'automobile utilizzando esclusivamente Twitter? Si può fare. E a dimostrarlo è un caso empirico che è successo in Spagna. L'evento è stato raccontato persino dal sito de "La Gazzetta dello Sport": partiamo dall'inizio. Raul Escolano, un esperto di marketing della penisola iberica, ha sfidato le case automobilistiche: acquistare una vettura utilizzando esclusivamente il social network dei "cinguettii". Impresa titanica, almeno sembrerebbe.

La Nissan X-Trail venduta attraverso Twitter
Fonte foto: Wikipedia - OSX
Escolano, dal suo profilo Twitter, ha lanciato l'hashtag #compraruncocheportwitter (tradotto è "compra un'auto su Twitter"). La succursale della Spagna della Nissan, sul proprio account, ha raccolto la sfida. Utilizzando la piattaforma Periscope, ha filmato il modello X-Trail illustrando le caratteristiche - in maniera innovativa - del prodotto della casa giapponese. Tutto qui? Assolutamente no: la X-Trail è stata poi confrontata con i "rivali" attraverso un sondaggio su Twitter, raccogliendo le opinioni di ben 2,6 milioni di follower. A raccogliere più opinioni favorevoli è stato proprio il SUV targato Nissan. Per completare tutto il processo online, anche le chiavi sono state spedite attraverso un corriere mentre l'auto è stata poi consegnata negli uffici della direzione generale di Nissan in Spagna. Quando è avvenuto l'incontro di persona tra il signor Escolano e Nissan? Circa 2 mesi dopo la prima interazione online.

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E-commerce e negozio fisico: il futuro è l'Integrated commerce?

16:39
L'e-commerce anche in Italia sta crescendo notevolmente e moltissimi esperti del settore sostengono che il negozio fisico tenderà a scomparire e/o a trasformarsi. Sarà davvero così? Noi, ovviamente, non sappiamo dirvi quale sia la risposta esatta ma possiamo raccontarvi di come all'estero offline e online stanno iniziando a collaborare, tanto che si parla di "Integrated commerce" (letteralmente in italiano "commercio integrato").

E-commerce e negozio fisico: il futuro è l'Integrated commerce?
fonte foto: flickr.com - Tech in Asia
Proprio riguardante l'"Integrated commerce", oggi vi parliamo dell'accordo tra lo flagship store dell'Adidas e l'e-commerce di calzature Zalando, di cui ne ha scritto anche il portale Wired. Attraverso un'app prodotta proprio da Zalando, chiama ZipCard, i clienti possono navigare virtualmente nel negozio berlinese di Adidas in Tauentzienstraße, vicino lo zoo. Da lì, possono acquistare i prodotti desiderati che verranno spediti direttamente dal negozio e consegnati nello stesso giorno tra le 19:00 e le 21:00 (se l'ordine viene effettuato entro le 15:00), oppure in un'altra data che il cliente decide. Tutto qui? Certo che no. Come ha affermato Giuseppe Tamola, il country manager di Zalando, ci sono anche altri tentativi fatti per integrare sempre più le due modalità di business: si va dal "Pick Up & Return Point” in cui il cliente ordina su Zalando e ritira le scarpe in consegna al negozio dove se le può provare direttamente nei camerini, ed eventualmente anche procedere con il reso" al “Click & Collect” dove il cliente ordina un articolo su Zalando, e il sistema riconosce che l’articolo è disponibile in un negozio in prossimità del cliente. L’articolo viene bloccato per due giorni, così il cliente può passare in negozio a provarlo e ritirarlo" passando per "l’“Extended Aisles” e che parte direttamente dal negozio fisico: se il cliente non trova nel negozio il capo o la calzatura della misura o colore giusta, il negoziante potrà ordinare l’articolo su Zalando. Il cliente paga direttamente nel negozio, e il negozio ovviamente riceve una commissione".

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