Black Friday 2018: dalle origini a stelle e strisce ai numeri in Italia

by 10:18

Ancor prima delle feste natalizie c'è un grande appuntamento per gli appassionati di shopping.
Un fenomeno che negli Stati Uniti è ormai consolidato da decenni e che in Italia sta riscuotendo, anno dopo anno, sempre più successo.
Già perché il Black Friday continua a guadagnare proseliti: in fondo a chi non piace fare acquisti e regalarsi qualcosa di nuovo?
Nel prossimo articolo andremo a svelare le radici di questo evento di livello mondiale e quelli che sono i numeri impressionanti che si registrano in Italia.

Black Friday Italia 2018 - Netminds blog


Le origini del Black Friday

Aleggia un  po' di mistero sulla nascita del venerdì nero.
Sono infatti due gli eventi storici che si possono ricondurre alle sue origini.
Il giorno post Ringraziamento del 1950 rimase nella storia per la polizia di Philadelphia.
Gli agenti furono infatti travolti dalla folla che si riversò per le strade: non solo per lo shopping compulsivo ma anche per l'incontro di baseball tra Navy ed Army da non perdersi per niente al mondo.
L'altro avvenimento risale invece al 1939 quando il presidente a stelle e strisce Franklin D. Roosevelt diede una grossa mano ai grandi retailer americani, anticipando il il giorno del Ringraziamento e dunque il Black Friday di una settimana, per aumentare così i giorni di distanza dal Natale.
Ancora oggi però si fatica a comprendere di chi sia la paternità di questo appuntamento diventato ormai di rito non solo nel Nuovo Continente ma in tutto il mondo.



Black Friday 2018 in Italia

Statistiche che evidenziano una costante crescita anche nel nostro Belpaese.
Rispetto allo scorso anno, stando ai numeri del Codacons, ci sarà una crescita del 10%.
Saranno ben 15 milioni gli italiani coinvolti per una stima di spesa all'incirca di 1,6 miliardi di euro.
1 miliardo giungerà dagli acquisti online che diventano sempre più importanti ed acquistano maggior fiducia da parte dei clienti.
Il portale trovaprezzi.it prevede un aumento di ricerche del 20% rispetto al 2017: l'anno scorso i tre trend topic riguardavano i giochi della Play Station 4, smartwatch e sneakers da ginnastica.
Stesso sito che in occasione del Black Friday 2018 vanterà oltre 17 milioni di prodotti in 500 categorie differenti: insomma ci sarà solo l'imbarazzo della scelta.
Tra gli e-commerce più attivi non può che esserci Amazon che lo scorso anno registrò ben 2 milioni di ordini e quest'anno è pronta a rilanciare con una dieci giorni di offerte dedicate, iniziata il 16 novembre e che terminerà a ridosso del Cybermonday.
Gli altri 600 milioni invece deriveranno dal mercato offline.
Interesse non solo per prodotti elettronici ma anche per capi d'abbigliamento o arredamento per la casa.
Insomma il Black Friday non risparmia proprio nessuno!


Quale sarà il tuo acquisto?

E voi come state vivendo l'avvicinamento a questo Black Friday?
Vi darete alla pazza gioia acquistando più di un prodotto?
Oppure attenderete il periodo natalizio per effettuare compere?
Il 23 novembre avremo tutti la risposta definitiva.




Caro ex ministro Calenda, è consapevole che i "giochi elettronici" rappresentano il futuro?

by 10:12

"Sarà forte ma io considero i giochi elettronici una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento. In casa mia non entrano”.



Queste le dichiarazioni scioccanti di Carlo Calenda, ex Ministro dello Sviluppo Economico, che hanno suscitato immediatamente una replica dagli addetti ai lavori.
Una considerazione troppo superficiale che dimostra come la conoscenza di questo settore sia praticamente inesistente.

Entriamo allora nel dettaglio, chiedendo un parere a chi ha fatto dei videogiochi non solo un passatempo o una semplice passione, ma un vero e proprio lavoro. Insieme a Leonardo Lettieri, co-founder e business manager di Netminds, abbiamo analizzato le mille potenzialità e sfaccettature che rappresenta questo universo.


Educare al Digitale, una risorsa per le nuove generazioni


“Leggendo le dichiarazioni, non possiamo che rimanere perplessi.
Senza entrare nel merito tecnico di quanto la gamification aumenti la produttività e l’assorbimento del sapere e della conoscenza, vorrei parlare di come vengono invece usati i social dai nostri politici.
Appare evidente che l'uscita infelice dell’ex ministro del MISE ha generato un’esplosione compulsiva sullo schermo del proprio smartphone.
Ma non credo che il suo sia un pensiero frutto di un’analisi razionale di un settore tanto importante sia culturalmente che economicamente.
Allora mi sorgono un paio di domande.
L’utilizzo dei social dovrebbe essere limitato?
Dovremmo dire allora che al dottor Calenda dovrebbe essere vietato l’utilizzo dei social?
La misura delle cose è il punto focale.
Giocare alla Play Station, guardare un cartone animato, utilizzare lo smartphone sono tutte attività che devono essere educate.
Nel 2011 insieme ai miei amici Rocco Paladino e Valentina Bovio, abbiamo pubblicato un libro "Educare al digitale".
Era rivolto agli educatori che presentando lo stato attuale delle tecnologie, insegnavano ai minori l’uso consapevole e corretto sia dei social che dei videogames.
Una lettura che, considerando gli ultimi tweet, consigliamo anche al diretto interessato”.

La gamification non è però l'unico punto di forza del mondo dei videogiochi, anzi. Con Sergio Mazzola, game designer di Netminds, abbiamo invece  sottolineato quelli che sono i numeri in costante aumento di questo mercato, evidenziando il notevole gap che c'è tra l'Italia e le altre nazioni.

Italia, siamo un passo indietro in termini di sviluppo e non solo...


“A mio avviso sarebbe stato più produttivo se il dottor Calenda si fosse interrogato sul perché in Italia le istituzioni continuano a dimostrare un totale disinteresse nei confronti di un fenomeno che cresce quotidianamente e che si dimostra essere portatore di innumerevoli guadagni nell’economia dei Paesi che hanno saputo sfruttarlo al 100%.
Senza andare a scomodare gli Stati Uniti, il Regno Unito oppure il Giappone, bisognerebbe chiedersi come mai abbiamo ancora così tanto da imparare dai Paesi dell’Est Europa che negli ultimi anni hanno dimostrato un vivo interesse nei confronti dell'industria dei videogiochi.
Perché non si parla di questo?
Perché nessuno parla dell’enorme successo che quest’anno ha avuto la tre giorni della Milan Games Week, con ben 162.000 partecipanti, cresciuta del 10% rispetto all’anno precedente?
L'invito che rivolgo all'ex Ministro dello Sviluppo Economico è dunque di informarsi prima su certi dati che testimoniano la crescita tecnologica del nostro Paese e di non rilasciare nessun’altra dichiarazione solo per ottenere i cinque minuti di notorietà”.

Consigli e domande che speriamo il nostro caro dottor Calenda possa un giorno seguire e rispondere. Risulta infatti sorprendente cercare di minimizzare un'industria che ovunque nel mondo rappresenta una fonte enorme di guadagno e opportunità di impiego, al semplice videogioco. Un'idea o meglio un malcostume totalmente infondato che speriamo, per il bene del nostro Paese e del nostro futuro, venga debellato il prima possibile.

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